Bombette e salsicce pugliesi sulla graticola sopra la brace del fornello
Le bombette pugliesi alla brace del fornello pronto — foto: Donato611 · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Ci sono viaggi che si ricordano per un monumento e viaggi che si ricordano per un gesto. In Valle d'Itria il gesto è uno solo: entrare in una macelleria all'ora del tramonto, guardare il banco, indicare ciò che si desidera e lasciare che la brace faccia il resto. Si chiama fornello pronto ed è una delle forme di convivialità più antiche e meno turistiche del Sud. Per chi soggiorna a Montalbano di Fasano è una serata a portata di pochi minuti d'auto, perfetta dopo un pomeriggio lento fra gli ulivi.

Che cos'è un fornello pronto

Il meccanismo è disarmante nella sua semplicità: di giorno il locale è una macelleria, con il bancone, i tagli esposti e i clienti del paese che fanno la spesa. Alla sera lo stesso spazio si trasforma: si accende la brace, si aggiungono i tavoli, e la carne scelta al banco viene cotta sul momento e portata a tavola. Non esiste un menu nel senso classico del termine; esiste una vetrina. La scelta si fa con gli occhi, e il conto si fa a peso.

In Valle d'Itria questa consuetudine ha radici profonde: i fornelli all'interno delle macellerie accompagnano la vita dei paesi da secoli, in un territorio dove l'allevamento e la lavorazione della carne sono sempre stati mestieri di famiglia. Cisternino ne ha fatto il proprio simbolo: il centro storico, un intreccio di vicoli calcinati a bianco, la sera si riempie di tavolini e di profumo di legna.

La bombetta, un involtino che ha fatto storia

La regina del fornello è la bombetta: una sottile fetta di capocollo di maiale arrotolata attorno a un cuore di formaggio, che durante la cottura si scioglie e, al primo morso, esplode. Da qui il nome. Si cuoce rigorosamente sulla brace, spesso infilzata in spiedini, e si mangia con le mani o dentro un pezzo di pane.

Sulla paternità della ricetta la discussione è ancora aperta e, con ogni probabilità, non si chiuderà mai: Cisternino e Martina Franca se la contendono da decenni. La versione più accreditata fa nascere l'involtino a Martina Franca, dentro una macelleria, come evoluzione di una braciola arrotolata cotta al fornello; Cisternino ne ha poi fatto un emblema riconoscibile ovunque. Per chi viaggia, la contesa è solo un ottimo pretesto per provarle in entrambi i paesi e farsi un'opinione.

Non soltanto bombette

Limitarsi agli involtini sarebbe un peccato. Sul banco compaiono quasi sempre la salsiccia a punta di coltello, arrotolata a spirale, le costine e soprattutto le gnummaredde, i piccoli involtini di interiora di agnello o capretto legati con il budellino: un sapore deciso, non per tutti, ma profondamente identitario. Accanto alla carne, il capocollo di Martina Franca, salume affumicato con legni locali, resta uno dei prodotti più preziosi dell'altopiano e merita almeno un assaggio.

I contorni seguono la stagione e restano volutamente essenziali: verdure di campo ripassate, cicorie, qualche fritto, il pane locale. Nulla di elaborato, tutto costruito attorno alla brace.

Come funziona la serata

Il ritmo è quello del paese, non quello del ristorante. Si entra, si osserva il banco, si ordina a peso indicando i pezzi, si prende posto e si aspetta il proprio turno alla griglia. L'attesa fa parte dell'esperienza: è il momento in cui si guarda la gente passare nei vicoli e si capisce che qui la cena è prima di tutto un fatto sociale.

Qualche accortezza rende tutto più semplice. I fornelli lavorano soprattutto nelle ore serali e nei fine settimana la coda può allungarsi: conviene arrivare presto, oppure mettere in conto una passeggiata prima di sedersi. Molti locali sono piccoli e gestiti direttamente dalla famiglia del macellaio, quindi meglio portare contanti e un po' di pazienza. Per conoscere giorni e modalità aggiornate conviene sempre consultare i canali ufficiali delle singole attività o gli uffici di informazione turistica dei comuni.

Cosa bere

La risposta è a chilometro zero. La Valle d'Itria è terra di bianchi minerali e agili, nati dalle uve Verdeca e Bianco d'Alessano, che alleggeriscono la carne meglio di quanto ci si aspetti. Chi preferisce il rosso troverà senza fatica i grandi vitigni pugliesi, dal Primitivo al Negroamaro, serviti spesso alla temperatura giusta e senza sovrastrutture.

Quando inserirlo nel vostro soggiorno

Una serata al fornello è l'ideale come primo impatto con il territorio, la sera dell'arrivo, quando non si ha voglia di programmare nulla. Oppure come chiusura di una giornata passata fra Ostuni, Locorotondo e i muretti a secco.

Dalla Suite Dream 26, a Montalbano di Fasano, i borghi del fornello si raggiungono in pochi minuti d'auto, e questo cambia la prospettiva: si cena con calma, senza inseguire un tragitto lungo al ritorno. Al rientro, la suite con le sue volte a stella in tufo e la sua area benessere a uso esclusivo, con minipiscina idromassaggio, sauna e bagno turco, offre esattamente il contrario del vicolo affollato: silenzio, vapore e un tempo tutto vostro. Per i tavoli ricordiamo che la struttura dispone di convenzioni con alcuni locali della zona, attivabili con richiesta anticipata: un dettaglio che nei fine settimana più vivaci fa una differenza concreta.

Una serata alla brace, un rientro nel silenzio

Suite Dream 26 vi accoglie a pochi minuti dai borghi dei fornelli pronti, fra ulivi secolari e volte a stella in tufo. Dopo la brace, l'area benessere a uso esclusivo chiude la serata con calma.